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Made Appalti

Presenza di un rappresentante in seduta di gara e termine per il ricorso

Consiglio di Stato, sez. V, 27.10.2020 n. 6542

(..) Deducono le appellanti che le suddette determinazioni censurate dalla Fap erano a questa ben note sin dal 2 ottobre 2019, essendo state assunte dalla stazione appaltante nella relativa seduta di gara cui aveva partecipato il rappresentante della ricorrente.

Deve invece rilevarsi che, pur dovendo darsi atto dell’esistenza di un indirizzo giurisprudenziale che attribuisce rilievo ai fini del decorso del termine per la proposizione del ricorso alla presenza del rappresentante dell’impresa (munito di poteri o di apposita procura) alla seduta di gara (cfr. Cons. Stato, VI, 13 dicembre 2017, n. 5870; 14 dicembre 2014, n. 6156; III, 11 luglio 2016, n. 3026; V, 27 dicembre 2017, n. 6088), un siffatto indirizzo riguarda per lo più il provvedimento d’esclusione del concorrente, rispetto al quale quest’ultimo si trova nella condizione di poter ben percepire i profili di lesività ed eventuale illegittimità (cfr., al riguardo, Cons. Stato, III, 14 giugno 2017, n. 2925); in ogni caso la sua applicazione è mitigata – tanto più per le altre categorie di provvedimenti – richiedendosi la concreta dimostrazione della conoscenza degli atti lesivi e della percezione immediata ed effettiva di tutte le relative irregolarità (cfr. Cons. Stato, III, 27 dicembre 2019, n. 8869; 27 marzo 2018, n. 1902; V, 27 dicembre 2018, n. 7256; 8 giugno 2018, n. 3483).

La stessa Adunanza Plenaria ha recentemente posto in risalto, a proposito del perimetro applicativo del principio di cd. “piena conoscenza o conoscibilità”, che “il termine di impugnazione comincia a decorrere dalla conoscenza del contenuto degli atti” (cfr. Cons. Stato, Ad. plen., 2 luglio 2020, n. 12).

Nel caso di specie la determinazione amministrativa adottata nella seduta del 2 ottobre 2019 aveva una struttura complessa e natura composita, includendo l’esclusione della Pype Lyne, l’individuazione della nuova soglia di anomalia – presupposta la non applicazione del principio d’invarianza – e la conseguente rimodulazione della graduatoria.

Ciò posto, in applicazione della giurisprudenza richiamata, solo in presenza di una concreta prova della conoscenza dell’atto e percezione dei relativi profili di lesività e potenziale irregolarità potrebbe ritenersi integrata una situazione idonea a far decorrere il termine per l’impugnazione. (..)

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