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Sentenza della Corte costituzionale che dichiara illegittimo il dispositivo di ripiano del Fondo anticipazioni di liquidità

Fondo anticipazioni

La sentenza 80 della Consulta dichiara illegittimo le regole sul ripiano lungo dei deficit extra prodotti dalla gestione del fondo sulle vecchie anticipazioni sblocca-debiti.

Come si ricorderà, con il comma 6, articolo 2, del dl 78/2015, fu introdotto un elemento innovativo nel complesso meccanismo di avvio della nuova contabilità armonizzata degli enti territoriali. In estrema sintesi, si permetteva di utilizzare le risorse acquisite a titolo di anticipazioni di liquidità finalizzate allo smaltimento dei debiti commerciali non, formalmente inserite nella parte attiva del bilancio, per diminuire l’incidenza del Fondo crediti di dubbia esigibilità, ossia l’obbligo di accantonamento della quota di entrate accertate che – in base agli andamenti storici delle riscossioni di ciascun ente – risultavano non incassate nell’ambito di un normale ciclo di riscossione.

Questo finanziamento indiretto di spese correnti (minori disavanzi, quindi più spazio per impieghi correnti) è stato oggetto di una precedente censura della Corte costituzionale (sentenza 4/2020), che ha spinto il legislatore ad una apposita norma attuativa (dl 162/2019, art. 39-ter), oggi a sua volta oggetto di censura con la sentenza 80/2021. Si tratta di un argomento molto tecnico, ma facile da leggere nelle sue conseguenze pratiche. Spiegabile in modo semplice.

 

Allora spieghiamolo meglio

 

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il piano che permetteva un ripiano trentennale. Di conseguenza i termini per coprire il disavanzo si accorciano drasticamente in un piano che non dovrebbe superare i tre anni. Secondo le prime stime, lo sbilancio rischia di superare i 2,5 miliardi di euro. Concentrati, per di più, in circa 800 Comuni che dal 2013 hanno chiesto le quote maggiori di anticipazioni per pagare le fatture ai fornitori e che quindi non hanno bilanci particolarmente floridi. In molti casi, con lo stop al tranquillo ripiano trentennale il rischio di dissesto diventa concreto.

 

Il problema delle grandi città

 

Torino e Napoli su tutte, rischiano il tracollo e sono state già salvate più volte dai precedenti decreti. Quella che il governo ha cominciato affannosamente a costruire è più in generale una norma «salva-conti», che poggia per ora su un’unica certezza, occorrono soldi e servono in fretta, perché la sentenza impone di ripensare i bilanci, da chiudere entro il 31 maggio, con il mese in più appena concesso dal decreto proroghe. Sull’impianto tecnico per impiegarli la discussione è invece aperta. Anche perché la bocciatura costituzionale ha colpito una norma introdotta lo scorso anno per sostituire un’altra regola cancellata dalla Consulta (sentenza 4/2020). Il decreto potrebbe limitarsi a costituire un fondo, da far funzionare nelle prossime settimane con le regole attuative. Anche fissando un orizzonte temporale, limitato ma gestibile, su cui distribuire l’intervento. Dalle decisioni sulla «salva-conti» dipende l’assetto definitivo del capitolo enti locali nel sostegni-bis. Che al momento contempla un altro tentativo da 2 miliardi di anticipazioni di liquidità sblocca-debiti, messo a rischio anche dalle incognite sulla gestione di questi prestiti.

 

Obiettivo – altro rifinanziamento

 

Sul tavolo c’è poi un rifinanziamento, ancora non definito l’importo, del fondo per gli enti in predissesto, che potrebbe tornare utile ai Comuni e a cascata al popolo con l’acqua alla gola. In arrivo ci sono 500 milioni per la replica della «solidarietà alimentare», estesa a bollette e affitti oltre che alla spesa delle famiglie più povere. Per gli sconti Tari alle attività limitate dalle norme anti-contagio i milioni sono 600.

E un nuovo “ristoro” è previsto per l’imposta di soggiorno.

I 165 milioni per lo stop al canone unico sul suolo pubblico fino al 31 dicembre e i 216 per la cancellazione Imu alle imprese destinatarie dei contributi a fondo perduto.

 

Gli ultimi salva-Comuni – Maggio 2020

 

Lo scorso anno fu previsto il primo miliardo di ristori per gli enti locali. Risorse fresche che sono servite a comuni, province e città metropolitane per coprire i primi buchi di bilancio causati dalla contrazione delle attività economiche a seguito del lockdown. Ai comuni sono andati 900 milioni, agli enti intermedi 150 milioni. L’ assegnazione ha portato nelle casse del comune di Roma complessivamente 76,9milioni di euro: 66,7 milioni in Campidoglio e 10,2 mln alla città metropolitana. A Milano, sono giunti 52,7 milioni per ripianare le perdite di bilancio di palazzo Marino e 9,5 milioni per il bilancio di palazzo Isimbardi. Torino e Napoli, che hanno quasi lo stesso numero di abitanti (886.000 la prima e 972.000 la seconda) avranno assegnazioni compensative molto diverse, perché diverse sono le entrate incassate. Torino doveva incassare 18 milioni come comune più 6,7 come città metropolitana. Napoli 13 milioni più 6,1. Senza questi aiuti il Comune di Napoli e tanti altre amministrazioni comunali avrebbero dovuto già annunciare il crac. Completano la top ten degli incassi Genova (11,9 milioni come comune più 2 milioni come città metropolitana), Firenze, Venezia e Bologna che hanno ricevuto ciascuno 10 milioni di euro come comuni (ma a livello di città metropolitana Firenze con 4 milioni prenderà il doppio dei fondi di Venezia e Bologna), Palermo (6,5 milioni) e Verona (5,2 milioni).

 

 

Tutto è iniziato nel 2015 – Le risorse per i comuni: il Fondo di solidarietà comunale e il Fondo per l’esercizio delle funzioni degli enti locali

 

Il Fondo di solidarietà comunale è finalizzato ad assicurare un’equa distribuzione delle risorse ai comuni, con funzioni sia di compensazione delle risorse attribuite in passato sia di perequazione, in un’ottica di progressivo abbandono della spesa storica. L’applicazione di criteri di riparto di tipo perequativo nella distribuzione delle risorse, basati sulla differenza tra capacità fiscali e fabbisogni standard, è iniziata nel 2015 con l’assegnazione di quote via via crescenti del Fondo, in previsione del raggiungimento del 100% della perequazione nell’anno 2021. Tale progressione è stata, tuttavia, sospesa nell’anno 2019, con la legge di bilancio per il 2019. Da ultimo, con il D.L. n. 124 del 2019, si è giunti alla definizione di un percorso molto più graduale di applicazione del meccanismo perequativo, con un incremento costante della quota percentuale del Fondo da distribuire tra i comuni su base perequativa del 5 per cento annuo. L’entrata a regime del sistema, con il raggiungimento del 100% della perequazione, è prevista nell’anno 2030. A seguito delle conseguenze finanziarie determinate dall’emergenza COVID-19, l D.L. n. 34 del 2020 (c.d. rilancio) ha previsto l’istituzione di un Fondo destinato ad assicurare agli enti locali le risorse necessarie per l’espletamento delle funzioni fondamentali anche in relazione alla possibile perdita di entrate connesse all’emergenza, con una dotazione di 3,5 miliardi di euro per l’anno 2020, e successivamente rifinanziato di 1,67 miliardi per il 2020 dal D.L. n. 104/2020 e di ulteriori 500 milioni per il 2021 dalla legge di bilancio per 2021.

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