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Made Appalti

11 Marzo 2022

L’ingegnere Francesco Vorro, presidente di UCSI, Unione Consorzi Stabile Italiani

Le interviste agli opinion leaders del settore

Le interviste agli opinion leaders del settore
L’ingegnere Francesco Vorro, presidente di Ucsi, Unione Consorzi Stabile Italiani

D.E.: Presidente come vede il nuovo Pnrr, lo reputa fatto bene?

F.V:  Penso che il Pnrr sia lo strumento giusto per sostenere e ridare nuova linfa alle piccole e medie imprese dopo un anno terribile a causa della pandemia, la nostra proposta è che i lavori da appaltare siano divisi in lotti di importo massimo di 100 milioni di euro, oltre tale soglia la concorrenza risulta di fatto inesistente con la conseguenza che alle gare possono partecipazione solo le grandi aziende. Far ripartire le infrastrutture ma suddividendo gli appalti in lotti di importo massimo di 100 milioni di euro, oltre tale soglia la concorrenza risulta di fatto inesistente con la conseguenza che alle gare possono partecipazione solo le grandi aziende. In tal senso, è cruciale lo sviluppo di fenomeni imprenditoriali di aggregazione quali sono i consorzi stabili ed è altrettanto fondamentale la modalità con la quale le infrastrutture da realizzarsi andranno a gara. Non è vero quanto sostengono molti, tra questi anche il dottor Pietro Salini, che 100 imprese da 1 fanno 1 impresa da 100 perché i medesimi consorzi sviluppano le economie delle Pmi creando anche nuove grandi aziende che, in mancanza dello strumento consortile, rimarrebbero relegate a operare quali meri subappaltatori dei big, compresa la stessa WeBuild.

D.E.: Perché per Lei non va bene il modello predicato dalle grandi aziende?

F.V: 
Sono note le conseguenze non sempre edificanti del modello predicato dalle grandi, specie alla luce dei plurimi dissesti degli ultimi anni, risoltisi nel salvataggio, anche con fondi pubblici, dei big e nel fallimento delle piccole e medie imprese utilizzate quali subappaltatori. Per intenderci il tanto amato ‘modello Genova’, senz’altro lodevole per il contesto in cui è stato applicato, per stessa ammissione anche dell’attuale ministro Enrico Giovannini, si è reso possibile non certo per le deroghe, senz’altro intervenute, alla normativa nazionale (o comunitaria), ma solo perché c’è stata una fase di progettazione  accelerata, per essere il progetto acquisito senza gara, “donato” dal progettista e approvato senza necessità di acquisire tutti i pareri necessari, collocandosi le opere sullo stesso tracciato del precedente Ponte Morandi. Facciamo appello a Governo e Parlamento, perché questa può essere l’occasione giusta, per aiutare le Pmi e dare una compiuta disciplina al settore mediante l’adozione del regolamento al codice degli appalti, peraltro il cui testo già risulta definitivamente condiviso da tutte le parti sociali.

D.E.: Per quanto riguarda le novità sui subappalti, che tante polemiche hanno suscitato. Dal primo novembre non vi sono più limiti. Cosa ne pensa?

F.V: Si tratta di una riforma inevitabile del nostro Codice degli appalti. L’Italia, infatti, è stata più volte richiamata sull’argomento dalla Commissione Europea e la questione aveva già trovato una sua sistemazione definitiva con la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 27 novembre 2019. Ovviamente, la modifica della norma è positiva a patto che si richieda all’appaltatore principale il possesso di tutti i requisiti di gara. Solo in questo modo si avrà certezza della buona riuscita della realizzazione dell’opera. In sostanza dovrebbero rimanere i limiti di qualificazione per le cosiddette SIOS e per le categorie soggette alla normativa del Beni Culturali e, rispetto al totale dell’appalto, il limite di qualificazione per almeno il 70% dei lavori.

D.E.: Per Lei è corretto che l’appalto integrato sia l’unica forma di affidamento?

F.V: Il Piano prevede tempi di esecuzione molto stringenti. L’appalto integrato è l’unica procedura che riesce davvero a velocizzare l’iter di affidamento delle opere, perché riunisce in una sola gara le due attività di progettazione ed esecuzione.

D.E.: Invece come vede le specifiche regole di semplificazione esclusivamente per le sette opere definite di “impatto rilevante”?

F.V: Penso che era fondamentale velocizzare quanto più possibile la realizzazione delle opere strategiche. Ma lo dico a chiare lettere: il modello Ponte di Genova per noi non va bene. Vanno assolutamente tutelati i principi del libero mercato dove tutti gli operatori devono poter gareggiare. Prevedere eventuali affidamenti diretti, ai soliti “big”, per poi trasformare il mercato dei lavori pubblici in un mercato di soli subappaltatori, non ci vede d’accordo e ci batteremo affinché gli appalti abbiano un taglio favorevole alla più ampia partecipazione. Diciamo no a singoli appalti da un miliardo di euro e siamo favorevoli ad appalti dai 100 ai 350 milioni.

D.E.: Ne avrebbe aggiunte altre?

F.V: Credo che le opere inserite siano quelle giuste. Anche se in Campania, la mia regione, ci sarebbero altre opere da aggiungere, necessarie, intendo quella per migliorare la logistica del porto di Napoli, ampliare il porto di Salerno e soprattutto, rendere finalmente operativo l’aeroporto di Pontecagnano che ha come “obiettivo principale” quello di servire il turismo sia cilentano che della costiera amalfitana e sorrentina.

D.E.: Per concludere, secondo la sua opinione, cambierà il ruolo dei Consorzi Stabili?

F.V: Penso di no, i Consorzi Stabili avranno sempre lo stesso obiettivo e lo stesso ruolo, quello di coordinare le attività delle Piccole e Medie Imprese e di accompagnarle in un percorso di crescita.

A cura Ing. Danilo Esposito

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